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ESERCIZIO
FISICO E DIABETE Nel muscolo a riposo l'ossidazione degli acidi grassi rappresenta la principale fonte di energia, mentre sotto sforzo assume un ruolo sempre più predominante l'ossidazione degli zuccheri. Con il perdurare dello sforzo fisico le riserve locali di glicogeno tendono progressivamente ad esaurirsi, ed il muscolo si attiva per captare il glicogeno circolante; la concentrazione di glicogeno nel sangue si mantiene relativamente stabile grazie all'aumento della produzione epatica, che deriva inizialmente dal 75% dalla glicogenolisi e per il 25% dalla gluconeogenesi; con l'esaurirsi delle scorte epatiche cresce l'importanza della gluconeogenesi e vengono impegnati come substrati dapprima lattato, piruvato, alanina ed altri aminoacidi rilasciati dal tessuto muscolare, sucessivamente il glicerolo derivante dal metabolismo dei trigliceridi nel tessuto adiposo. Questo attiva la lipolisi degli acidi grassi. Tutto ciò è regolato da un complesso sistema di regolazione neuroendocrino: il s. nervoso simpatico inibisce la secrezione di insulina e ne riduce la concentrazione ematica, rimanendo comunque in quantità tale da permettere l'utilizzo del glicogeno da parte del muscolo, aumenta la sensibilità periferica agli ormoni controregolatori iperglicemizzanti: noradrenalina, adrenalina, glucagone, somatotropo, cortisolo, consentendo l'attivazione della gluconeogenesi epatica e la lisi del tessuto adiposo. La percentuale di substrati energetici utilizzati sotto sforzo dipende dall'intensità, dalla durata, dalla disponibilità dei carboidrati (influenzata dall'alimentazione), dalla supplementazione prima e durante, dal grado di allenamento. Il consumo di glucosio aumenta in maniera proporzionale all'intensità, e fornisce il 50% dell'energia per sforzi di bassa intensità (pari al 50% del VO2max), e la quasi totalità per sforzi pari e maggiori all'80% del VO2max. (richiede il 15% in meno di O2 per produrre la stessa quantità di ATP del sistema aerobico). Solo 1 - 4% dell'energia dipende dal catabolismo degli aminoacidi; aumentando la durata dell'esercizio ed esaurendosi i depositi muscolari ed epatici di glicogeno, si ha sempre più un massivo catabolismo degli acidi grassi a scopi energetici; lo svantaggio è di diminuire l'intensità, ma risulta più economico perchè i grassi hanno una resa calorica maggiore ( 9Kcal contro 4 Kcal) ed una quantità di substrato enorme (capacità). L'allenamento comporta adattamenti cardiocircolatori e metabolici all'esercizio, in maniera tale che il medesimo carico di lavoro viene svolto ad una percentuale di VO2max inferiore e, a parità di VO2max, la quota di energia derivante dall'ossidazione degli acidi grassi è maggiore rispetto al soggetto non allenato. Ne deriva risparmio di glicogeno, aumento di VO2max derivante dalle modificazioni indotte dall'allenamento; si migliora la tolleranza al glucosio e si riduce l'insulinemia a digiuno e dopo carico glucidico, per una maggiore sensibilità all'ormone nel fegato e nei tessuti periferici, che determina una riduzione della gluconeogenesi epatica ed un incremento della captazione muscolare del glucosio (tab. 1). La scelta dell'attività fisica più idonea al soggetto diabetico, deve essere consigliata dal medico in relazione alle condizioni metaboliche e cliniche del "paziente". Gli sport dai quali, specialmente nel lungo periodo, il diabetico può trarre maggiore beneficio sono le attività aerobiche. L'impostazione di un programma di lavoro deve tenere in considerazione i limiti di ogni singolo individuo, in relazione ai parametri dell'allenamento stesso. L'incremento della capacità aerobica, principale obiettivo, può essere ottenuto con almeno 3 sedute a settimana, a giorni alterni. Si fa una differenziazione sui due tipi di diabete: l'American Diabets Association, fornisce indicazioni per il NIDDM; si prevedono sessioni della durata di 20' - 45' d'intensità pari al 50% - 70% della capacità aerobica massima, corrispondente al 60% - 70% della FCmax, preceduta da 5' - 10' di riscaldamento e seguita dal defaticamento per prevenire traumi muscolo - scheletrici e l'ipotensione post - esercizio. |
Tab.
1. Effetti benefici dell'allenamento nel soggetto sano.
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