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VALUTAZIONE FUNZIONALE La valutazione funzionale è disciplina alquanto recente, sono molti i protocolli proposti finora dai vari ricercatori. Generalmente, nei test massimali si usa un protocollo detto triangolare che consiste in un progressivo incremento del carico di lavoro fino al massimo. Quando si vogliano raggiungere i più elevati livelli funzionali dellatleta, è opportuno applicare un protocollo che preveda step sufficientemente lunghi da ottenere lo steady state per quel carico ma il più possibile brevi e con incrementi elevati del carico per evitare fenomeni di fatica locale (incrementi di 2 km/h al nastro trasportatore e di 50 watt al cicloergometro ogni 2 mm). Anche per la definizione del momento di interruzione del test vi sono opinioni differenti. Alcuni considerano raggiunto il VO2max quando il VO2 non aumenta nonostante ulteriori incrementi del carico. Secondo alcuni autori, questo plateau è raggiunto quando il VO2 aumenta meno di 0.15 l/min (o 2ml/kg/min) con il passare da uno step al successivo, o quando si raggiunge una FC di più o meno 10 battiti rispetto alla massima per letà oppure una concentrazione di 8 mmoli o più di lattato dopo circa 5 minuti dal termine dello step (36). Secondo altri, è invece preferibile portare il test fino allesaurimento del soggetto, considerando come VO2max il massimo valore di VO2 raggiunto. Fra laltro, con questa metodica, è anche possibile valutare la massima quantità di lavoro che latleta è in grado di compiere e la capacità di accumulare lattato. Un test siffatto, come tutti i test massimali peraltro, prevede un coinvolgimento totale dellatleta, in particolare sotto laspetto psicologico. Inoltre con un protocollo di questo tipo possono essere indagati, non solo il VO2max, ma anche il VO2 ai carichi sottomassimali (se come detto per ogni step si raggiunge lo steady state) e la SA. Altre metodiche possono essere utilizzate in funzione delle esigenze del valutatore. Oltre allindicato test triangolare, possono essere utilizzati test rettangolari, trapezoidali, a carico periodizzato, a carichi crescenti ma intervallati da pause di riposo e infine test a tempo. In particolare può risultare necessario, sia per il fisiologo che per il cardiologo, riprodurre in laboratorio, non solo il gesto dellatleta (attraverso gli ergometri), ma anche la durata e la somministrazione del carico tipiche di gara. RESISTENZA Per resistenza si intende la facoltà di svolgere per lungo tempo una qualsiasi attività senza che si determini un calo nella performance; in altri termini la resistenza può essere intesa come la facoltà di contrastare laffaticamento (V. M. Zaciorskj, 1977). Se prendiamo in considerazione i giochi sportivi, per resistenza intendiamo la capacità psicofisica di resistere allaffaticamento durante lunghi sforzi e di recuperare velocemente (Weineck,1996). Si parla di resistenza generale quando la partecipazione al movimento implica più di 1/6 o 1/7 della muscolatura totale, e di resistenza locale quando limplicazione è inferiore a 1/6 o 1/7. La resistenza generale è limitata dal sistema cardio-respiratorio il cui consumo del massimo VO2 è un riflesso, e dallutilizzazione periferica di 02 (Gaisal 1979). La resistenza locale è determinata dalla resistenza totale, dalla forza specifica, dalla capacità anaerobica e dai tipi di forza (veloce, resistente, esplosiva). Metabolicamente la resistenza può essere definita: aerobica: quando lossigeno disponibile è sufficiente alla combustione dei substrati energetici necessari; anaerobica: quando lossigeno non è sufficiente, pertanto lenergia è mobilizzata per vie anossidative. La resistenza è stata classificata da Harre nel 1976: "per tempi brevi": da 45 a 2 si usa il sistema energetico anaerobico-lattacido; per tempi medi: da 2 a 8 si usa il sistema energetico anaerobico lattacido e aerobico; "per tempi lunghi"da 8 a 30 si usa il sistema energetico aerobico e il substrato è il glucosio; da 30 a 90 si usa il sistema energetico aerobico e i substrati sono il glucosio e i grassi; da 90 in poi si usa il sistema energetico aerobico e i substrati sono i grassi. I fattori che costituiscono il carico di lavoro di resistenza e portano al depauperamento delle riserve energetiche sono lintensità e la durata. Il massimo consumo di ossigeno (VO2 max) rappresenta il valore funzionale di tutto il sistema ed è la quantità massima di 02 che viene utilizzata in lavori massimali (Prampero). Tanto più elevata sarà la quantità massima di 02 al minuto primo, tanto più sarà la potenza aerobica dellindividuo (Conconi). Pur tuttavia il consumo massimale di ossigeno non è sufficiente come indicatore della capacità di endurance. La misura della potenza aerobica non è realizzabile in vivo e si può dedurre da valutazioni indirette attraverso la determinazione del massimo consumo di ossigeno (VO2 max) e la soglia anaerobica. I sistemi di rilevazione sono: - di laboratorio: che misurano i gas respiratori prodotti eseguendo lavori massimali correndo su tappeto rotante, cicloergometro, remoergometro; di campo. TEST DI CAMPO Test di corsa su m 2400 Obiettivo: tempo necessario a percorrere 2400m alla massima velocità possibile. Materiali: un cronometro, un tracciato pianeggiante di 2400 m. Protocollo: il soggetto deve percorrere lintera distanza alla massima velocità possibile, deve, comunque, coprirla interamente. Risultati: è abbastanza sicuro anche per i soggetti meno allenati in quanto può adeguare, in qualsiasi momento della prova, variazioni sensibili alla propria corsa. Test di Moper Affidabilità 0,82 Cazorla, Euse, Brandet, Van-Praagh (1986). Obiettivo: distanza percorsa in 6. Materiali: 6 coni numerati da 1 a 6; corda di 50 m; cronometro e fischietto; matite e blocchi notes in numero corrispondente alla metà del gruppo. Protocollo: il percorso si sviluppa lungo i lati di un esagono ABCDEF costruito con una corda tesa di m 50, le cui estremità costituiranno 2 dei 6 vertici A e D. E quindi preso il centro della corda (m 25). Le estremità della corda stessa verranno posti in A e in corrispondenza del centro. Tirando quindi la corda in corrispondenza della metà già stabilita disegneremo il vertice B alla destra di A e F alla sinistra, ottenendo così altri due vertici dellesagono interessato. Spostando poi il capo della corda al vertice D opposto ad A con lo stesso procedimento avremo i vertici C ed E. Ogni lato sarà di m 25 per un percorso totale di m 150. Sono testati 12 ragazzi contemporaneamente dopo aver formato 6 coppie: 6 effettueranno la corsa e gli altri segneranno i giri effettuati dal proprio compagno più il numero dei lati quando lultimo giro non fosse completo. È importante dosare correttamente lo sforzo in modo da percorrere la distanza più lunga possibile in 6. Risultati: la validità di questo test è di r = 0,91-0,98 rispetto al Cooper, si misurano i metri percorsi. Resistenza (Moper): (unità di misura: metro) Tab. 9 Tab. 10 Tab. 11 Analisi dei dati: se confrontiamo i dati rilevati con quelli del Campione del 1982 (Prato) possiamo notare che questo è superiore in tutte le età, ed il campione di Prato (Memi, Mussino) viene considerato rappresentativo della realtà scolastica italiana.Test di resistenza su m 1200 Obiettivo: determinazione del tempo necessario distanza data. Materiali: una pista di atletica, un cronometro. Protocollo: la prova si effettua in serie da 8-12 ragazzi, sulla distanza di m 1200. Alla fine i ragazzi sono messi in fila secondo lordine di arrivo. Due addetti rilevano il tempo, altri trascrivono il tempo, secondo lordine, accanto ai nomi. Test di Mognoni Obiettivo: velocità della soglia anaerobica. Materiali: numero necessario di coni; rilevatore sonoro programmato; macchina per la determinazione del tasso di lattato. Protocollo: gli atleti devono percorrere m 1,350 in 6, mantenendo costantemente una velocità di 13,5 km/h. Per facilitare lesecuzione corretta è consigliabile porre sul percorso, a intervalli regolari (m 25 o 50), dei birilli, facendo in modo che gli atleti possano seguire un richiamo che li informi quando devono transitare in corrispondenza di ciascuno.Risultati: al momento dellarrivo della prova, attraverso un prelievo si misura la concentrazione di lattato ematico (E) in millilitri per litro di sangue. Analisi dei dati: per stabilire il valore della velocità della soglia anaerobica (in km/h) applicare la seguente formula: velocità di soglia anaerobica = 0,066 L2 - 1,253 L + 17,278 Limiti: i dati di soglia anaerobica ottenuti con questo test non si sovrappongono a quelli del test di Conconi; questi ultimi, infatti, sono di almeno un chilometro più alti.Test di Gacon E un test incrementale ad esaurimento e intermittente. È stato presentato dal prof. Georges Gacon nel 1994. Obiettivo: velocità massimale aerobica. Materiali: percorso segnato; coni; cronometro. Protocollo: gli atleti devono percorrere distanze prefissate in 45 e poi recuperare per altri 15. Gli atleti adulti devono coprire come prima distanza m 125 (10 km/h). Il tratto seguente dovrà essere più lungo di m 6,25, fino a quando la distanza risulterà troppo lunga da percorrere in 45. I giovani atleti e i sedentari percorreranno come prima distanza m 100. Risultati: distanza percorsa nellultimo tratto. Limiti: il test, poichè è intermittente sovrastima di 1 Km/h una prova con lo stesso obiettivo ma con formula continua. Test di Leger E' un test massimale incrementale a navetta (m20) che nasce nei primi anni '80 per merito del fisiologo franco-canadese Luc Leger. Obiettivo: determinazione della capacità di resistenza del soggetto, rilevando il tempo di fermata, del VO2max mediante l'utilizzo di opportune equazioni, e della stima della massima velocità aerobica di un soggetto. Materiale: segnale sonoro registrato. Protocollo: il percorso viene realizzato ponendo 2 coni o disegnando due linee a 20m di distanza l'una dall'altra su di una superficie coerente. Il soggetto deve fare la spola tra i due punti con il sottofondo del segnale sonoro. Ad ogni "beep" dovrà trovarsi esattamente sul segnale dei 20m. Partendo da 8,5 km/h, la velocità viene aumentata in maniera automatica in ragione di 0,5 km/h ogni minuto ed il test ha termine quando il soggetto non è più in grado di mantenere il ritmo dettato dallavvisatore acustico. Il primo ad adottarlo in Italia nel calcio è stato il prof. Marella che ha introdotto una variante: i giocatori eseguono lesercizio indossando il cardiofrequenzimetro; dei valori di frequenza cardiaca raccolti durante e dopo i 5 successivi alla fine del test vengono presi in considerazione la massima frequenza espressa nellultimo minuto del test che rappresenta la massima frequenza utile, cioè il 100% di carico interno, per quel tipo di lavoro e le frequenze espresse nei primi 5'di recupero. Risultati: per la valutazione del VO2 max si utilizzano le tabelle rea1izzate da Leger nelle quali si fa riferimento alletà del soggetto ed allo step di fermata. In generale la formula a cui fare riferimento per i soggetti aventi età superiore ai 18 anni è la seguente: VO2 max (ml/kg/min) = 20,6 + 3p in cui p sta ad indicare lo step di fermata.Analisi dei dati: dalla tabella 19 è possibile avere unindicazione del valore del V02 max in funzione alla durata del test; un suggerimento sui tempi in cui correre i 1000 metri, quando si voglia agire in maniera efficace sulle componenti aerobiche periferiche. La possibilità di stabilire la massima frequenza utile, è importante per parametrare anche esercitazioni tecniche pesandone il carico interno percentualizzato e quindi sovrapponibile fra i giocatori. Limiti: attualmente il VO2 max relativo non si considera più lunica grandezza decisiva nella determinazione della capacità di prestazione aerobica. Test di Coverciano E stato messo a punto dalléquipe del prof. Marella. Obiettivo: resistenza alla velocità, velocità di base. Materiali: due fotocellule, cardiofrequenzimetro. Protocollo: il percorso viene realizzato ponendo 2 fotocellule alla distanza di m 20 luna dallaltra su una superficie coerente. La partenza avviene convenzionalmente un passo prima (m 1.5), il traguardo virtuale è posto dopo la cellula di arrivo. Il soggetto da valutare deve eseguire 11 ripetute su questa distanza alla massima velocità, con un recupero attivo di 15 - 20 fra le ripetizioni. I giocatori lo eseguono indossando il cardiofrequenzimetro; dei valori di frequenza cardiaca raccolti durante e dopo i 5 successivi alla fine del test vengono presi in considerazione le massime frequenze espresse durante le ripetute e quelle espresse nei primi 5 di recupero. Risultati: i dati sono costituiti dagli 11 tempi relativi alle 11 ripetute; da 11 valori di frequenze cardiache di lavoro più 5 di recupero che potranno essere posti su assi cartesiani e valutati in funzione dei grafici che otterremo. I valori di frequenze cardiache potrebbero essere rapportati ad un valore di massima frequenza utile in modo da percentualizzarli e renderli sovrapponibili fra atleti. Analisi dei dati: Potremo avere per quanto riguarda landamento della velocità nelle 11 ripetute: 1) una costante riduzione della velocità 2) una velocità iniziale scarsa ed un aumen1to contenuto nelle successive 3) un alternarsi di alte e basse velocità 4) una sequenza di ripetute a buona velocità, poi una o più cedute, ed infine ancora una serie di ripetute a buona andatura 5) unandatura costante per tutte le ripetute; Andamento del carico di lavoro: 1) il carico cresce gradualmente e alla fine si assesta attorno al 91-92% 2) il carico si impenna abbastanza rapidamente per poi assestarsi 3) il carico oscilla continuamente in relazione alle velocità realizzate. Ogni risultato indica una situazione diversa. Nella valutazione si devono analizzare le velocità realizzate, le percentuali del carico di lavoro espresse in ogni ripetuta, ed infine il recupero. Limiti: quelli relativi alle frequenze cardiache quando queste superano il 90% della frequenza massima utile.Test di "4-5 x m 1000" Obiettivo: determinazione della cinetica del lattato e la soglia aerobica - anaerobica, comportamento delle frequenze cardiache. Materiali: strumento per la misurazione del lattato, cardiofrequenzimetro, percorso misurato. Protocollo: il soggetto percorre 4-5 volte m 1000, con una pausa di 1 per il prelievo del lattato. A seconda del livello di prestazione la prima distanza viene percorsa in 5 o 440 o 430 e le altre prove vengono percorse diminuendo di 20 il tempo in ciascuna di esse. Lultima prova viene corsa alla massima velocità possibile. Risultati: i dati consistono nella percentuale di lattato trovata nelle varie prove e quindi lo studio della cinetica del lattato del soggetto; i valori e gli andamenti delle frequenze cardiache. Analisi dei dati: lo studio incrociato dei valori può dare importanti indicazioni per la costruzione del programma di allenamento quando possibile, preferibilmente con un controllo non invasivo. Test di m 1.500 Obiettivo: determinazione del tempo nessario a percorrere la distanza. Materiali: cronometro e fischietto. Protocollo: correre il più velocemente possibile. Risultati: secondo C. Alvarez la media è di 5'15"; secondo Carraminana la media è di 528. Test con bicicletta su più distanze (Martin D., Carl K., Lehnertz K.) Obiettivo: velocità, frequenze cardiache, determinazione della cinetica del lattato, determinazione dellammoniaca. Materiali: strumento per la determinazione del lattato, dellammoniaca, cardiofrequenzimetro, cronometro, pista o circuito in piano di m 1250. Protocollo: si tratta di un test su più distanze, ad intensità (velocità) crescente di carico. Gli atleti usano la loro bicicletta, i rapporti non vengono prestabiliti, ma scelti liberamente dagli atleti stessi a seconda delle loro esigenze. Viene comunque consigliata una frequenza di pedalata di 90-100 al minuto. Il primo livello di velocità è scelto in modo tale che lintensità del carico, stabilita alla frequenza cardiaca, fosse di 120 - 140 battiti al minuto. Lincremento di velocità è di 2 km/h per ogni prova successiva. Per la determinazione dei parametri biochimici (lattato, ammoniaca) viene effettuato un prelievo di sangue capillare dallorecchio inserendo una pausa di 45 tra le prove. In ogni test i soggetti devono percorrere una distanza di m 2500 (2 giri). La velocità del primo carico è fissata per i soggetti di sesso femminile in 26 km/h e per quelli di sesso maschile in 30 km/h e controllata attraverso apposita apparecchiatura. Risultati: le velocità effettivamente raggiunte per ogni livello di carico vengono calcolate alla fine attraverso il rapporto tempo/distanza. Vengono protocollate temperatura, velocità del vento e rapporti utilizzati per ogni livello. Limiti: come nei precedenti test. Test di Elenkov (pallavolo) Obiettivo: valore della potenza aerobica ed anaerobica. Materiali: m 5 delimitati da coni su superficie coerente, cronometro, cardiofrequenzimetro. Protocollo: spostamento laterale (senza incrociare le gambe) toccare con una mano un punto di riferimento posto a m 5 di distanza. Cercare di eseguire il maggior numero di toccate in un minuto. Controllare per 10 le frequenze cardiache durante il minuto di recupero. Ripetere per 3 volte. Risultati: calcolare la media delle toccate e della frequenza cardiaca di ogni step. Sottrarre la media delle frequenze cardiache dal numero delle toccate. Maggiore è la differenza tra le toccate e la frequenza cardiaca, migliore sarà il livello di capacità aerobica. Dividere la frequenza cardiaca registrata alla terza prova per quella registrata nella prima. Maggiore è lindice ottenuto, peggiori sono le condizioni anaerobiche dellatleta. Dividere 3 con lindice precedentemente trovato. Confrontare lindice ottenuto con quelli della tabella seguente. Tab. 22. Coefficienti di efficienza anaerobica raggiunti da atleti nazionali di volley. Limiti: relativi alle frequenze cardiache. Test di Ruffie Obiettivo: funzionalità del sistema cardiocircolatorio. Materiali: cronometro, cardiofrequenzimetro. Protocollo: effettuare dei piegamenti sugli arti inferiori, per 1', senza pause. Risultati: registrare le pulsazioni: - a riposo (PR) - a 30 dopo lo sforzo (P1) x=(PR+P1+P2-200) / 10 - 1 dopo lo sforzo (P2) Limiti: relativi alle frequenze cardiache. Test di Probst Obiettivo: valutazione delle caratteristiche aerobiche su un test di corsa a zig-zag, cinetica del lattato Materiali: cardiofrequenzimetro, spazio rettangolare m 20 x 48, 14 bandierine, fettuccia metrica. Protocollo: in uno spazio rettangolare va tracciato uno spazio rettangolare come in figura A17; il percorso misura 140m e deve essere coperto per due volte consecutive (280m) alla velocità che l'atleta ritiene opportuna al fine di trovarsi alla bandierina nel momento del segnale acustico. Possono partecipare più atleti contemporaneamente. Il test inizia con 2 giri compiuti a 10,8Km/h ossia con segnali acustici ad una frequenza di 18 al minuto. Una sosta di 30" prelievo ematico cui seguono altri due giri ad una velocità superiore di 0,6Km/h; altra sosta di 30", doppio giro ad una velocità superiore fino all'esaurimento del soggetto. Risultati: i valori medi di frequenza cardiaca che l'atleta esprime negli ultimi 15" di ciascun doppio giro vengono posti in un grafico in funzione della velocità di corso. Analisi dei dati: i dati posti in grafico determinano una retta che attorno alla velocità di soglia anaerobica cessano di aumentare in uguale misura e si ha la deflessione della curva. Limiti: secondo i dati dellautore, su giocatori di calcio, la velocità di deflessione è tanto più simile a quella del test di Conconi-Sassi quanto più elevato è il livello dei giocatori. Nei corridori dellatletica leggera, che non sono abituati a variare la direzione di corsa, tali differenze sono massime; alcuni di loro, anzi, sono costretti a interrompere il test per i disturbi muscolari che avvertono. Test dei 500 m di Lèmon Materiali: una pista, un cronometro e due cinesini che delimitano, sui m 500, due frazioni di m 50. Protocollo: il soggetto deve correre il più velocemente possibile lintero tratto, il rilevatore marcherà il tempo percorso nei secondi 50 metri e negli ultimi 50. Risultati: si considera che ci sia un decremento della velocità fra i due risultati legato ad un importante accumulo lattacido a livello dei muscoli attivi, questo costituirà il limite anaerobico lattacido del soggetto. Analisi dei dati: se un soggetto corre il secondo tratto in 69 e lultimo in7"9 si avrà: 7" 8 - 6"9 = 0"9 x 10 = 9 puntiTest Yo-Yo Gli yo-yo sono tre test proposti dal prof. Jens Bangsbo: yo-yo endurance test, yo-yo intermittent endurance test, yo-yo intermittent recovery test. Materiali: si effettuano ovunque sia presente uno spazio rettilineo e pianeggiante lungo almeno mt 25-30 e largo il più possibile. Occorrono: le tre cassette registrate dei test, ognuna con la doppia versione (A e B); le tabelle di riferimento; un registratore; coni. 1° obiettivo: lo yo-yo endurance test, con corsa continua viene utilizzato per valutare la capacità di lavorare in maniera continua per prolungati periodi di tempo. Il test è particolarmente indicato per tutti coloro che, qualunque sia il livello di allenamento, si cimentano in attività di endurance. Il test viene utilizzato per valutare in maniera indiretta e con buona approssimazione il V02 max. Protocollo: il test consiste nel fare la spola, correndo tra due linee poste alla distanza di m 20 luna dallaltra, ad un ritmo scandito da una lepre acustica. Questo test inizia con unandatura a velocità predeterminata di 8 km/h per la versione dei principianti e di 11,5 km/h per gli atleti esperti; esse sono incrementate lentamente e progressivamente ogni minuto. Il soggetto dovrà eseguire il progressivo aumento della velocità il più a lungo possibile. il test termina quando non si è più in grado di eseguire il ritmo dettato dalla cassetta per due successivi passaggi. Nel caso in cui latleta è in vantaggio sulla lepre acustica, dovrà fermarsi sulle linee ed attendere il segnale. Risultati: latleta cerca di realizzare il maggior numero possibile di percorsi di m 20, rispettando i tempi dettati dal nastro magnetico. Quando il soggetto si ferma, vengono registrate lultima velocità ed il numero di navette percorse a questa velocità, compresa lultima. Analisi dei dati: studi scientifici hanno dimostrato una relazione tra i risultati ottenuti con lo yo-yo endurance test ed il VO2max dei soggetti. Le tabelle 28, 29, 30, 31, possono essere usate sia per convertire i risultati del test in termini di VO2max che per il livello 1 e 2 del test in oggetto. 2° obiettivo: lo yo-yo intermittent endurance test, con corsa intermittente e con recuperi di 5" dopo ogni navetta valuta le capacità individuali di effettuare ripetutamente fasi di lavoro di media ed alta intensità, per un periodo di tempo prolungato. E' particolarmente indicato per tutti quegli sport di squadra e/o di situazione. Protocollo: due delimitatori disposti ad una distanza di 20m l'uno dall'altro, un terzo è posto 2,5m dietro a fianco della linea di partenza. Il test consiste nel percorrere la distanza di 20m ad ujn ritmo scandito dal segnale acustico. Dopo ogni navetta di 40m il soggetto gira intorno al cono più lontano, e torna al punto di partenza. Il tempo deve essere di 5". La velocità iniziale del test deve essere 8 Km/h per i principianti (tab. 32) e di 11,5 Km/h per gli atleti. Il test termina, con incremento della velocità, quando il soggetto non più in grado di mantenere la velocità per due navette consecutive. Risultati: L'atleta deve cercare di realizzare più navette possibili (2 x 20m) rispettando il tempo. Quando si ferma, vengono registrate la velocità ed il numero di navette. 3° obiettivo: lo yo-yo intermittent recovery test, con corsa intermittente e con recuperi di 10" dopo ogni navetta per i principianti e per atleti esperti valuta le capacità individuali di recuperare rapidamente dopo fasi di lavoro svolto ad alta intensità, ed essere pronti per successive fasi di pari intensità. Protocollo: le uniche differenze rispetto al test precedente sono il tempo di recupero che è di 10" e la velocità di partenza che è più alta: 10 Km/h per i principianti, e 13 Km/h per il livello degli atleti esperti. Risultati: l'atleta cerca di realizzare il maggior numero possibile di navette di 2 x 20m rispettando i tempi dettati dal nastro magnetico. Quando il soggetto si ferma vengono registrate l'ultima velocità ed il numero di frazioni di 2 x 20m a questa velocità, compresa l'ultima. Rosenborg's Endurance Test Obiettivo: il test è stato sviluppato allo scopo di valutare i livelli di resistenza di atleti di giochi sportivi di natura intermittente e prevede variazioni di ritmo, durante il suo percorso, dovute al superamento di due ostacoli ed a movimenti a navetta tra due coni. Materiali: cardiofrequenzimetro, ostacoli alti 60 cm, fettuccia metrica, coni, due cronometri. Protocollo: il test inizia e termina sulla stessa linea. Il primo ostacolo è sempre posto a 14 m dalla linea di partenza: il secondo è posto a 20 m sempre dalla linea di partenza. I due coni sono posti sul percorso, il primo a 10 m di distanza dallultimo ostacolo ed il secondo a m 20 (sempre partendo dallultimo ostacolo). La corsia del test quindi ha una lunghezza complessiva pari a m 40. Il test ha inizio dopo il segnale del rilevatore ed il soggetto corre il più velocemente possibile lungo lintera corsia superando gli ostacoli che incontra lungo il percorso. Il soggetto quindi gira attorno al cono n° 2 e torna indietro per girare attorno al cono n° 1. Quindi si dirige di nuovo verso il cono n° 2 girandovi attorno per una seconda volta prima di riguadagnare la linea di partenza saltando come nellandata sopra i due ostacoli posti sul percorso. All'arrivo il rilevatore registra il tempo di percorrenza. Il test prevede la ripetizione del percorso per 15 volte partendo ogni 40. Ciò significa che il giocatore impiega per compiere un percorso 23, e avrà 17 di recupero, prima di partire per il percorso successivo. Il test deve essere effettuato sempre sullo stesso tipo di superficie e le condizioni in cui viene effettuato (temperatura, attrezzature abbigliamento,...) devono essere esattamente le stesse nelle diverse occasioni. Risultati: in Norvegia il tempo medio fatto registrare per percorso dai giocatori di élite è di 22 circa mentre per i giocatori di seconda divisione lo stesso dato è pari. |
RESISTENZA |
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